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RIDERE  
RIDERE

I Legnanesi tornano al Teatro Lirico di Magenta con “Ridere”, uno spettacolo dalla trama quasi fiabesca, coinvolgente e dinamica che unisce passato e presente, tradizione e attualità. L’appuntamento con Antonio Provasio (mamma Teresa), Enrico Dalceri (Mabilia) e Lorenzo Cordara (Giovanni Colombo) è per mercoledì 6 aprile al teatro di via Cavallari. 

È un ritorno tanto atteso quello dei Legnanesi nel nostro teatro e sono felice di poter annunciare che saranno sul palco del Lirico il prossimo 6 aprile – ha detto il Sindaco di Magenta, Chiara Calati, ricordando che – Non è la prima volta che Magenta ha l’onore di ospitare questa celebre compagnia teatrale e tutte le volte è stato un grande successo. Con il loro spettacolo ‘Ridere’ ci guideranno attraverso un viaggio nel tempo facendoci divertire, certo, ma anche riflettere su aspetti importanti della nostra vita e della nostra società. Abbiamo l’onore di ospitare una delle più longeve e importanti compagnie teatrali italiane che ci porterà uno spettacolo nel quale la cultura popolare e le tradizioni si mescolano con l’attualità, il tutto ovviamente, con l’inconfondibile stile dei Legnanesi – ha aggiunto il Sindaco Calati sottolineando come – Ancora una volta il nostro Teatro Lirico si dimostra all’altezza della sfida proponendo sempre spettacoli e artisti di primissimo rilievo”, ha concluso il primo cittadino.

Informazioni e Biglietti

I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita a partire da martedì 22 marzo presso la biglietteria del Teatro Lirico di via Cavallari il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, mentre il sabato dalle 10 alle 12. I prezzi sono di 35 euro per i posti in platea, primo settore, di 30 euro per i posti in platea nel secondo settore e di 25 euro per i posti in galleria. (LA BIGLIETTERIA DEL TEATRO LIRICO)

Ridere”

Già nella prima scena, Mabilia (Enrico Dalceri), chic più che mai ammira la Gioconda insieme a mamma Teresa (Antonio Provasio) e papà Giovanni Colombo (Lorenzo Cordara, al suo debutto in questa stagione), che sfoggiano gilet gialli catarinfrangenti nelle sale del Louvre, mentre fuori i manifestanti fanno dei loro gilet gialli il simbolo della protesta, inseguiti dai gendarmi (Giordano Fenocchio e Fabrizio Rossi).

Ideato nel cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, la Monnalisa è al centro della loro attenzione: il capolavoro deve tornare in Italia e Teresa, incurante dell’esistenza di un sortilegio legato al furto del celebre quadro, spinge il marito Giovanni a compiere il misfatto. Il tempo di un gioco di luci, ed ecco la famiglia Colombo catapultata nel 1504, anno di realizzazione dell’opera.

Il secondo tempo si apre con un nuovo viaggio nel tempo: ora siamo nel 1918, i bombardamenti lambiscono il cortile, adibito a ospedale da campo. Teresa, in veste di infermiera, ha in mente qualcosa per provare a cambiare il corso del futuro ed ecco che per la prima volta scopriremo qualcosa di più degli amatissimi personaggi del cortile lombardo, con un viaggio nel tempo molto reale che racconta le storie dei “nonni” di Mabilia (Valerio Rondena e Danilo Parini) e della Carmela (Maurizio Albè in versione maschile, con gli stessi tratti inconfondibili della “nipote”). 

Per l’Italia la guerra è finita, per Teresa comincia adesso! Ma le basterà poco per rendersi conto che ha già nostalgia della sua vita di tutti i giorni, e del suo Giovanni. Ci vuole il tradizionale siparietto finale, con la razionalità e il giudizio della Mabilia, per accendere ancora una volta, grazie ai Colombo, i riflettori sui valori della famiglia, della necessità di parlare e non lasciarsi isolare dalla tecnologia, per imparare a volersi bene davvero. Oltre due ore di spettacolo, che preludono al sempre emozionante gran finale, per ricordare che, nonostante i problemi e le difficoltà della vita, “non ci resta che ridere!”.

Testi di Antonio Provasio, Mitia Del Brocco, scenografie e Costumi di Enrico Dalceri. Direttore Artistico Sandra Musazzi, direttore di Produzione Enrico Barlocco. Una produzione Chi.Te.Ma. Regia di Antonio Provaso.


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